Copertina

    LE STORIE DELL’ARTE


 DAGLI ITALICI AI GIORNI NOSTRI,
L’ARTE E L’IDENTITÀ DEGLI ITALIANI

   «Perché dobbiamo essere orgogliosi di essere italiani»: trentacinque studiosi, guidati dal prof. Pierluigi Cascioli, si interrogano sulle origini della nostra identità nazionale.

di Emiliano Locuratolo

 

A Roma, nel quartiere Eur, sul Palazzo della Civiltà Italiana – il cosiddetto “Colosseo quadrato” – è riportata questa frase: «Un popolo [quello italiano] di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori». Oggi, all’opposto, sono gli italiani stessi a screditare la loro storia e il loro presente, non di rado associando all’immagine dell’italianità aspetti di inefficienza, inaffidabilità e mancanza di correttezza.

Tale riflessione ha spinto Pierluigi Cascioli – giornalista, studioso di storia e letteratura italiana, già dirigente ministeriale e rappresentante dell’Italia in diversi organismi internazionali – a condurre un’approfondita riflessione su quali fossero state le cause di un così profondo cambiamento di coscienza nell’identità del popolo italiano, passato in pochi decenni dal riconoscersi nel deformante nazionalismo fascista a smantellare il concetto di italianità, perdendo dunque quella percezione delle sue origini forse mai davvero consapevolmente posseduta. Ne emerge un’indagine politica, sociologica, letteraria ed artistica condensata nel volume dal titolo “Perché dobbiamo essere orgogliosi di essere italiani”, edito da Aracne, in cui Cascioli si interroga sulle radici della Civiltà Euroccidentale, sull’impatto del cristianesimo e della globalizzazione sulle identità nazionali e su quali siano stati i movimenti politici e filosofici che, più di altri, sono stati responsabili dei cambiamenti storici che sino ad oggi hanno determinato il profilo dell’Europa e dell’Occidente, sino ad indagare gli aspetti che caratterizzano l’identità nazionale italiana.

Le riflessioni dell’autore sono accompagnate dalle idee di trentacinque studiosi, i cui contributi, con parallelismi e divergenze, costituiscono tasselli di completamento alla lunga e complessa indagine articolata nelle pagine del libro, in cui Cascioli si propone di giungere all’ambiziosa meta di cogliere lo Spirito degli italiani, nella sua attualità e nelle sue radici.

Il lavoro di ricerca di Pierluigi Cascioli, ripercorrendo eventi storici e analizzando espressioni letterarie e artistiche, lascerà emergere che l’identità degli Italici – il nome deriva da Vituli, antico popolo insediato nel VI secolo a.C. nell’odierna Calabria – costituisce la vertebra di base dell’identità degli italiani e che elemento caratterizzante di questo popolo fu il realismo, cui lo spirito bizantino si sovrappose dopo quasi un millennio.

Gli italici diedero, infatti, un contributo fondamentale all’arte dell’antichità sino al II secolo d.C., conferendo, peraltro, una chiara impronta realistica ai ritratti, che non trova fondamento nel pathos e nelle sembianze eroiche di ispirazione ellenistica, ma ha carattere autoctono e rappresenta la tradizione italica.

RITRATTO VIRILE, I SEC. A.C. ROMA, MUSEO NAZIONALE ROMANO

Ad avvalorare questa tesi, Cascioli cita opere esposte al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, statue di stupendo realismo. Tra queste, un “ritratto virile”, risalente al I secolo a.C., di un uomo in là con gli anni: «[…] Era sdentato, lo si vede chiaramente. Sulla fronte le rughe non sono nascoste. Un ritratto non trasfigurato e idealizzato (alla greca) ma somigliante, realistico (alla italica). Questo volto testimonia il realismo dello Spirito italico, ereditato da noi Italiani, che siamo realisti come i nostri antenati, gli Italici».

L’arte italica denota, inoltre, una sensibilità verso la sessualità molto differente da quella imposta dal cristianesimo, in cui il corpo maschile per secoli non è stato raffigurato nudo, ma con i genitali coperti dalla nota foglia di fico. Al contrario, alcune statue italiche presentano i genitali maschili scoperti, dimostrando quanto questo popoli non si vergognassero di mostrare l’organo generante e avessero uno «spirito più aperto e sereno nei confronti dell’eros».

RITRATTO, III-II SEC. A.C. MUSEO NAZIONALE ROMANO

Lo sfaldamento dell’impero romano provocò un parziale oscuramento dello spirito realista a vantaggio dell’affermazione di quello bizantino, in campo artistico, letterario e architettonico, Nella seconda metà del XIII secolo, tuttavia, lo spirito realistico italico riemerse gradualmente e superò l’influenza bizantina grazie all’affermazione delle scuole pittoriche romane di Pietro Cavallini, Jacopo Torriti e Filippo Rusuti, sino allo spartiacque che definitivamente interruppe la lunga parentesi dello spiritualismo bizantino: l’arte giottesca.

Con Giotto, ricompare la «rappresentazione degli Stati psicologici dei personaggi». Egli conferisce corporeità, emozione e umanità ai suoi soggetti, lasciando riemergere quello spirito realista rimasto in letargo per alcuni secoli, proprio nel periodo storico in cui – con l’affermazione del “volgare” – nasce la prima identità nazionale degli italiani.

Lo studio del prof. Cascioli ricorda, inoltre, come il realismo e la razionalità degli antichi italici siano stati trasposti anche nell’impianto urbanistico delle città rinascimentali, che ritrova ordine e razionalità a seguito della confusione architettonica sperimentata nel Medioevo, nonché nella scienza che scopre e sfrutta elementi di realtà, con Leonardo da Vinci, Niccolò Machiavelli e Galileo Galilei.

Nel suo libro, Pierluigi Cascioli affronta, dunque, temi di grande complessità e, al contempo, straordinaria attualità, ribaltando gli approcci di analisi più classici e diffusi, e stimolando nel lettore la necessità di costruirsi una propria visione personale, alla luce dei nuovi, numerosi elementi posti in risalto nel testo. Ne emergerà, al termine della lettura, quanto, al pari di altri popoli, anche il popolo italiano abbia difetti, ma che il principale consista nel fatto che tuttora ignori il proprio grande valore.