La mostra d’arte contemporanea “Forme e colori” si è inaugurata sabato 10 novembre 2018, presso la “Galleria Simmi” a Roma, dove è proseguita fino al 17: invitata dal presidente Ercole Bolognesi, dell’UCAI (Unione Cattolica Artisti Italiani)- Roma 2, ho avuto il piacere e l’onore di curarla criticamente.

Quattordici artisti (Rosa Maria Avallone, Wanda Bettozzi, Iginia Bianchi, Peppe Bianchi, Ercole Bolognesi, Angelo Bottaro, Anna Coppi, Clara Di Curzio, Francesca Romana Fragale, Annamaria Guidantoni, Rita Labella, Duilio Marchesini, Claudio Morleni, Riccarda) hanno declinato armonie di “forme e colori” con soggetti, tecniche e stili diversi, dal paesaggio alla natura morta, dal nudo femminile alla tranche de vie, dal soggetto sacro alla figura umana; pennelli, spatole, matite, bulino e scalpello hanno dipinto, disegnato, scolpito e inciso tele, bronzo e carta, con olio, acquarello, tempera, vernici e inchiostri.

Scrigno prezioso, quello della galleria di Stefano Simmi, in via dei Soldati, che dal 1978, a ridosso del Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps, e vicino a Piazza Navona, sembra recepire l’atmosfera dell’arte romana di ogni tempo, che qui si concentra: arte immersa nell’arte, e un fil rouge lega arte antica e contemporanea.

Organizzazione importante, quella dell’UCAI, fondata nel 1945 dall’allora Mons. Giovanni Battista Montini, (futuro papa Paolo VI dal 1963), che opera in tutt’Italia. La sezione Roma 2, in particolare, è stata fondata nel 1973 ed è costituita da artisti che ho trovato interessanti, perché da molti anni, con umiltà, svolgono la loro ricerca, sostanziata da studio ed esperienza, sempre originale. La diversità delle espressioni approda sempre alla ricerca dell’armonia, di forme e colori appunto, che solo l’occhio dell’artista sa far emergere dal quotidiano e sa far assurgere a dimensioni ora surreali, ora poetiche, ora fantastiche, mai riduttivamente realistiche, perché da quel dato reale, pure riconoscibile nella dimensione figurativa, sempre, l’artista ricava quell’eccedenza, che è essenza sintetizzata nel segno evocativo.  Sta all’uomo della strada, poi, saper sciogliere e rivivere quell’immensità concentrata in pochi centimetri quadrati e “riattivare” quanto è stato innescato in quella “macchina” per vedere, per pensare e soprattutto per “sentire”, chiamata “opera d’arte”.

PROF. Lucrezia Rubini