INTERVISTA ALLO SCULTORE E FORMATORE ROMOLO FELICE

01/11/2018
INTERVISTA ALLO SCULTORE E FORMATORE ROMOLO FELICE

INTERVISTA ALLO SCULTORE E FORMATORE ROMOLO FELICE

 

Il Maestro Romolo Felice vive e lavora a Ciampino: scultore e formatore è il creatore di molte autorevoli copie d’autore. Ha collaborato con i più famosi registi tra cui Fellini e con scultori come Manzù, il suo preferito tra i tanti maestri d’arte e ricordiamo Greco, Fazzini, P. Andrea Martini, Berti con il quale ha collaborato per il monumento di Alcide De Gasperi a Trento.

Attivo in Vaticano, figura nell’Albo dei collaboratori della Soprintendenza Comunale ai Beni Culturali; è stato presente a fianco degli archeologi a Pompei nell’esecuzione di rilievi e calchi sui reperti archeologi ritrovati durante gli scavi ed ha dato il suo prezioso contributo alla ricostruzione del Teatro La Fenice di Venezia. E’ Impegnato tutt’oggi in lavori cinematografici di rilievo sia nazionali  che internazionali.

Visitando la gipsoteca di Ciampino ci si perde in una foresta di calchi; sono le copie di statue di ogni tipo ed epoca, bassorilievi, calchi per il disegno, statue di arte sacra e profana, calchi di animali di ogni specie. E’ una scenografia di un bianco abbagliante che non ci si aspetta di trovare appena varcato quel cancelletto di ferro che si affaccia su una tranquilla stradina di Ciampino.

Concluso il percorso scolastico formativo presso la scuola d’arte Paolo Mercuri, il giovane Romolo segue un percorso con il papà macchinista di scena a Cinecittà. Così è iniziata la sua straordinaria avventura realizzando polene di gesso e tantissime altre opere artistiche e di ambienti negli stabilimenti di Cinecittà a Roma.

Nei suoi laboratori di Ciampino tra le innumerevoli opere sono state formate le copie della Venere di Villa Celimontana a Roma e dell’Ippocrate di Ostia Antica.

Oggi Romolo Felice lavora affiancato dal figlio Andrea, architetto e anch’egli formatore, dalla figlia Antonella dedicata al settore amministrativo e pubbliche relazioni e dai suoi tre cognati. Il suo laboratorio un tempo fu la casa paterna, e chissà come lui sia riuscito a mantenere vivo questo ricordo. Quando si entra lì dentro sembra di essere a “casa” e certo non ci si aspetta di trovare il calore di un focolare acceso, ma al suo posto c’è un altro fuoco, l’amore del Maestro per quel lavoro: è viva la gioia del suo successo e la commozione di quando completata un’opera questa prende la sua destinazione. Esce di casa proprio come un giorno lontano aveva fatto lui, muovendo i primi incerti passi nel mondo della celluloide.

Qual è Maestro il suo primo ricordo legato alla professione di scultore formatore ?

Ricordo di un giorno ormai un po’ lontano nel tempo, eppure così vivo in me come fosse ora. Ero in gita in Grecia e volli andare a visitare il Museo architettonico di Delfi quando ad un tratto mi ritrovai di fronte alla copia della statua dell’Auriga di Delfi che poi ebbi modo di formare durante l’apprendistato a Cinecittà; fu un’emozione travolgente, dopo molti anni di lavoro il ricordo di quell’attimo ancora mi sorprende, fu come se avessi avuto una Rivelazione di ciò che sarebbe stato il mio futuro.

Quale influenza ha avuto nella sua vita privata l’arte che esercita ?

E’ così tanta la passione, l’amore per questo lavoro da non poter restare confinato tra le mura della mia officina, ma ha sempre valicato la porta ed è entrata quasi di prepotenza tra le mura domestiche: mio figlio Andrea da bambino era solito ripetermi “papà mi hai cresciuto con pane e gesso”. Oggi Andrea è un architetto che ha ereditato la passione per questo lavoro e mi affianca nell’attività.

Cosa consiglierebbe ad un giovane che volesse intraprendere il difficile mestiere di formatore, forse, come altri mestieri antichi, destinato a scomparire ?

Passione, studio, disciplina e lavoro, tanto buon lavoro manuale.

L’umiltà è l’arte di chi vuole migliorarsi, secondo lei quanti dei molti personaggi del mondo dell’arte incontrati nella sua lunga carriera hanno fatto di quest’arte la loro maestra ?

Pochi, davvero pochi.

Maestro, si è mai sentito sconfitto ? Ha mai vacillato davanti ad una prova ?

Si, certo, più di una volta ma ciò mi ha reso più forte e determinato nel portare a termie l’opera. Solo così il successo ha un senso costruttivo, quando ci si mette in gioco senza riserve; i risultati facili non lasciano traccia.

Il lavoro dell’artigiano, sin dall’età più antica e remota era considerato “dono divino”. L’artista artigiano un “demiurgo”. Con l’avvento delle società industriali il ruolo dell’artigiano è stato come appannato. Anche nell’arte assistiamo a curiose soluzioni creative, ad una frantumazione dei linguaggi in cui sembra non avere è più valore il lavoro sapiente delle mani. Quanto è stato importante per Lei confrontarsi con la materia inerme nella sua vaghezza, ribelle fino a quando il gesto intelligente del maestro non la elevi a materia vivente ?

La materia quale essa sia ha un’anima, riveste un ruolo fondamentale. L’artista prima di tutto è un artigiano. Io mi sono educato, formato attraverso l’esercizio con la materia seguendo di volta in volta soluzioni anche ardite che mi venivano suggerite dal legame quasi simbiotico con materia.

Il successo l’ha in qualche modo cambiato ?

No, io sono rimasto il giovane che ero, nell’entusiasmo e nella curiosità di sperimentare nuove soluzioni, affrontare nuove sfide. Solo la forza fisica quella si è un po’ perduta ma non la passione.

C’è un momento in cui bisogna dire “oltre non riesco ad andare, devo fermarmi” ?

Si, proprio in queste ore ho rinunciato ad un importante lavoro con Bulgari perché i tempi richiesti per la consegna erano troppo stretti e, ripeto, il successo facile non mi riguarda. Il lavoro deve soddisfarmi pienamente, altrimenti è un bene rinunciare; è una questione di onestà verso noi stessi. Degas “il rigoroso” diceva “ mi metto in modo onesto davanti al modello”.

Come è vissuto il rapporto tra Lei e gli artisti che si rivolgono per ottenere la sua assistenza?

Il formatore è ad un tempo la spalla e l’anima dell’ artista, dobbiamo sostenerlo e comprenderne la sensibilità. Ricordo come Manzù, con il quale ho a lungo collaborato, fosse compiaciuto della mia collaborazione perché si atteneva solo alla parte tecnica, non interferiva con il suo modo di modellare la forma.

Il suo staff si compone per lo più dei membri della sua famiglia; possiamo dire che questo è stato il suo successo più grande ?

Si, poiché ognuno di loro compone un mosaico: sono le tessere della mia lunga carriera di formatore.

Grazie Maestro per l’eredità che lascerà alle future generazioni, grazie per avermi sostenuta come persona e artista.

                                                                                                                         Giuseppina Caserta

Membro di merito dell’Accademia Internazionale d’Arte Moderna