ROMA AI TEMI DEL CORONAVIRUS

21/03/2020
ROMA AI TEMI DEL CORONAVIRUS

ROMA AI TEMI DEL CORONAVIRUS

Stamattina alle 12, come convenuto nei messaggi Whats App, ci siamo affacciati dal balcone per fare un applauso indirizzato a medici e paramedici che in questi giorni di crisi si stanno prodigando per assicurare l’assistenza ai contagiati ricoverati. Pensavo che saremmo stati di più, ma, oltre a Barbara mia figlia, che ha i balconi confinanti con i miei, Alessandro mio genero e la mia nipotina Camilla, ci sarà stata un’altra decina di persone. Ma abbiamo fatto un applauso lungo, fino a quando non ho sentito male alle braccia. Poi ci siamo fatti dei cenni con le mani, anche con quelli che non conoscevamo o con i quali comunque non ci eravamo mai scambiati il saluto.
Quando sono rientrata avevo le lacrime agli occhi
Siamo in quarantena per il dilagare del Covid 19. No, non siamo contagiati, almeno nessuno ci ha detto, dopo averci fatto un tampone, di essere positivi: non abbiamo sintomi preoccupanti, né tosse, né febbre con difficoltà respiratorie, quindi stamo bene.
Ma in quarantena lo siamo lo stesso. Chissà fino a quando. Non ci azzardiamo ad uscire da casa e non solo perchè ce lo sconsigliano le autorità, ma perché abbiamo paura. Tutti abbiamo paura, anche quelli che non lo confessano, anche quelli che , per mostrarsi superiori tendono a minimizzare . “E un virus come tanti, solo un pò più aggressivo”…O quelli che fanno i furbi: “C’è qualcosa che non mi convince…tutto questo trambusto fa gioco al Governo…”
Ma la paura fredda , infida, viscida si insinua anche nelle loro viscere. E magari sono i primi a fare incetta di generi alimentari, di disinfettanti, delle introvabili mascherine.
Sono chiusi le scuole, i musei, i cinema , i teatri. Sono chiuse anche le Chiese. Ieri verso le 13 dal balcone mi sono presa la briga di calcolare inl numero delle macchine che transitavano su Lungtevere Flaminio. di solito il traffico è tale che non si riuscrebbe a contarle : ieri in 10 minuti ne sono passate solo undici. Le immagini trasmesse in TV mostrano le piazze vuote, gli esercizi chiusi, le strade buie. In tutte le città: uno spettacolo inusitato, allucinante. Gli economisti sono molto preoccupati per l’andamento disastroso delle borse e per la paralisi dei mercati.
Ma noi italiani per tradizione riusciamo a dare il meglio di noi proprio nei momenti più difficili. E così in pochi giorni ci stiamo abituando a questo scenario e  adattando a queste nuove regole imposte ma necessarie. E proviamo anche a vederne i lati positivi.
Non esistono cure efficaci o vaccini per frenare il dilagare dell’epidemia, ma scienziati e ricercatori si stanno affannando per riuscire a trovarli. Ci riusciranno.
I ragazzi non vanno a scuola, ma possono fare i compiti assegnati loro dai volenterosi insegnanti via internet. Anzi da questa emergenza potrebbe scaturire l’opportunità di sperimentare nuove forme di didattica.
Ci si sta organizzando nel campo del lavoro per svolgerlo da casa, quando è possibile. E facciamo finalmente un atto di umiltà se riconosciamo che siamo tutti utili, anche necessari ma nessuno di noi è indispensabile.
Essendo chiusi i negozi e i supermercati, non buttiamo via i soldi in spese inutili.
Non potendo frequentare gli studi dei nostri medici di famiglia, che a volte affolliamo per le ragioni più futili, ci facciamo bastare la nostra esperieza e, al massimo, una telefonata.
Ci manca molto in contatto con i nostri cari, ma ci consoliamo tessendo le lodi del videotelefono che ci consente di vedere i loro volti.
Ci siamo ricordati che Gesù alla donna che gli dava da bere in Samaria ha detto che il vero tempio non era quello di Gerusalemme, ma Lui stesso e le nostre preghiere gliele rivolgiamo da casa. E ricominciamo a leggere il Vangelo.
La vita frenetica, gli impegni improrogabili, la febrile corsa quotidiana non ci danno il tempo di goderci gli altri componenti della famiglia, di seguire lo sviluppo di nostri figli : questa pur forzata sosta ce ne offre l’occasione.
E poi possiamo sperare. Sperare, attendere e pregare.
Eduardo insegna: “Ha da passà ‘a nuttata…”.

Angiolina Barone